Il taglio del cuneo fiscale è una fregatura?

Sempre più di frequente , soprattutto su richiesta del lavoratore, ci si accorda su un importo netto in busta per X mensilità, definito “netto concordato”. Nel corpo del cedolino paga, tale somma si raggiunge attraverso una voce retributiva, mai costante , ma funzionale a garantire sempre e comunque il quantum pattuito. E’ una fregatura? la risposta è Sì, non soltanto per il lavoratore, ma , in alcuni casi, anche per il Datore di Lavoro.
Vediamo perché
Da qualche anno il legislatore riduce progressivamente il cuneo fiscale, ossia la differenza fra la RAL (Reddito annuo lordo) ed il netto busta e lo fa attraverso sgravi contributivi e fiscali . Inoltre è presente un bonus di 100 euro mensili (a carico dello Stato) fruibile a determinate condizioni, che il datore di lavoro anticipa in busta paga e recupera immediatamente in F24; Risulta dunque, di tutta evidenza, che la busta paga di quei lavoratori non fruisce di regola né della riduzione del cuneo e né del bonus , fatti salvi accordi particolari generalmente non presenti nel contratto individuale . Ecco che i suddetti lavoratori, quando ascoltano al telegiornale che la nuova legge di bilancio ha reso strutturale il taglio del cuneo fiscale, possono tranquillamente cambiare canale in quanto tale beneficio non li riguarda.
Il datore di lavoro acconsente alla proposta del dipendente ritenendola anche per sé vantaggiosa, tenuto conto della invariabilità della somma netta da erogare, ma è davvero così ? E’ davvero un vantaggio o vi è rischio che non lo sia?
Anzitutto se il datore di lavoro non si è preliminarmente preoccupato di farsi calcolare il costo annuale del lavoro dal proprio Consulente , giudicandolo superficialmente congruo rispetto ai propri desiderata soltanto in quanto “fisso” , potrebbe avere qualche sgradita sorpresa, ma il rischio più elevato di sostenere maggiori costi, proviene dalla facoltà, sconosciuta ai più, che il lavoratore possa legittimamente richiedere al proprio datore di lavoro, quale sostituto d’imposta, di applicare un’aliquota irpef più elevata rispetto a quella prevista per legge, oppure/anche di rinunziare alle detrazioni per reddito da lavoro dipendente o familiari a carico, almeno, per queste ultime, quelle rimaste dopo l’avvento dell’assegno unico , richieste che comporterebbero un sensibile incremento dei costi di quel lavoratore, mentre quest’ultimo recupererebbe il tutto in sede dichiarativa dei propri redditi. Anche da questo è teoricamente possibile tutelarsi , almeno in parte, inserendo nel contratto specifiche clausole , ma spesso non si ci pensa o non lo si ritiene necessario.
QUALE LA SOLUZIONE ?
La ricetta è molto semplice, ossia pattuire SEMPRE una RAL annua, comprensiva o meno di superminimo, magari facendosi consigliare dal Consulente del Lavoro rispetto ad una corrispondente stima di un netto mensile ritenuto congruo.
Il lavoratore potrà godere dunque delle agevolazioni presenti ed anche di quelle future, sia contributive che fiscali, le quali potranno incidere positivamente sul proprio netto busta ed …. accogliere con piacere la notizia del telegiornale.
Il datore di lavoro non correrà alcun rischio fra quelli paventati e dunque il calcolo del costo del lavoro da sostenere e portare a bilancio sarà più semplice e soprattutto certo.
Cdl Bruno Monti



